trichosurus vulpecola

27 02 2009

Il Falso Koala (Trichosurus vulpecula) è il più comune e il più diffuso tra tutte le specie dimarsupiali australiani. Vive dunque in Australia ed in Tasmania e  prospera anche in Nuova Zelanda, ove fu introdotto nel 1858. Il tricosuro volpino è noto anche come «opossum volpino», poiché, lungo circa 60 cm, ha le stesse dimensioni della volpe rossa, testa simile a quella dellavolpe con orecchie grandi e muso appuntito. La caratteristica saliente, tuttavia, è rappresentata dalla coda, che è prensile in punta con un pezzo nudo nella parte inferiore. La pelliccia è spessa, lanosa e di colore variabile, dal grigio argenteo al marrone scuro o al nero.

COMPORTAMENTO

Il tricosuro volpino preferisce gli alberi, ma vive anche nella bassa macchia o in zone prive di alberi, ove utilizza le tane dei conigli. Si è anche abituato a vivere negli spazi dei soffitti delle case, persino nei sobborghi delle grandi città. Dato che è un animale notturno, non è ben accetto per il rumore che provoca muovendosi sui soffitti ed anche per le macchie che genera al disotto dei soffitti stessi; inoltre rovina i fiori dei giardini. Il tricosuro ha un comportamento piuttosto indifferente nei confronti degli esseri umani. Uno selvatico, visto nelle vicinanze di alcune case, non si è opposto ad alcune carezze, sebbene non si sia lasciato prendere. Ha poi tentato di mordere e graffiare pur senza emettere alcun suono. Ciò contrasta con il rumore che provoca nelle lotte con altri tricosuri, quando fischia e grugnisce con forti grida che terminano in un rauco strillo.

ALIMENTAZIONE

essenzialmente vegetariano. Infatti, si nutre principalmente di germogli, ma il cibo preferito è il vischio australiano. Si ritiene che il suo cibo consista anche in uova ed uccellini che prende dai nidi e che mangi altresì le carogne.

NEMICI

Sembra che il tricosuro volpino, di giorno, sia preda delle aquile. Inoltre, come per tutti gli animali che non dispongono di un rifugio adeguato, il numero di questi animali dipende largamente dalla disponibilità di alberi cavi o di tane. Comunque, il dingo tenta di dargli la caccia e strappa la corteccia dall’albero per cercare di raggiungerlo. Ma suo principale nemico è il lantanoto, conosciuto anche come «goanna». Infatti, mentre questo si arrampica sull’albero, il tricosuro volpino, dai rami superiori, lancia grida di spavento. Gli aborigeni,che cucinavano e mangiavano il tricosuro, riuscivano talvolta a catturarlo scavando nella corteccia degli alberi alla maniera del lantanoto.

RIPRODUZIONE

L’accoppiamento dei tricosuri volpini avviene in maggio-giugno, ma dapprima nelle zone meridionali. La gestazione dura 17-18 giorni. Il parto comprende generalmente un solo piccolo, talvolta due, e questo lascia il marsupio fra luglio e settembre divenendo indipendente dalla madre nel periodo compreso fra settembre e novembre. Alla nascita è lungo 1,3 cm e pesa meno di 2 g, peso quanto mai ridotto rispetto a quello della madre, che è di circa 4,5 kg. Raggiunge la maturità nel febbraio successivo e la maturità sessuale tre mesi dopo.Come per gli altri piccoli marsupiali, il tricosuro volpino neonato si fa largo attraverso la vagina, senza essere aiutato, fino al marsupio. Avanza con un movimento delle zampine anteriori che, appena nato, sono più lunghe di quelle posteriori, tutte munite, comunque, di robusti artigli. Per potersi aggrappare alla pelliccia della madre, le sue zampe si possono flettere. Ci vogliono circa sette minuti perché il tricosuro neonato percorra la distanza di 6 cm circa che lo separa dal marsupio. Non appena giuntovi, afferra una delle due mammelle con la bocca e vi resta appeso per qualche settimana, periodo durante il quale incomincia a rassomigliare ai genitori. Se il piccolo non riesce a raggiungere il marsupio, o si perde per una qualsivoglia altra ragione, ne nasce subito un altro

ACCANTO ALL’UOMO

La popolazione dei tricosuri volpini, in Nuova Zelanda, ha raggiunto il numero stupefacente di 25 milioni di unità. Unico predatore di questa specie è l’uomo. Circa un milione l’anno di questi animali sono catturati per sfruttarne la pelliccia ed un’altrettanta quantità è distrutta per stabilire il necessario equilibrio biologico. Ciò nonostante, l’aumento annuo è dell’ordine del 25 per cento circa a dispetto del basso indice di natalità.I predatori non mancano invece in Australia dove, benché vi sia tremendamente braccato, questo animale riesce a sopravvivere. Il tricosuro volpino vi è tuttavia considerato un vero e proprio flagello per gli orti e le aziende agricole. D’altronde, gli si dà sempre una certa caccia in ragione della sua pelliccia pregiata, la quale è stata venduta ed esportata come se si trattasse di pelliccia di castoro, moffetta e cincillà di Adelaide.Durante il periodo di depressione economica del 1931, i disoccupati furono incoraggiati a dedicarsi alla caccia del tricosuro volpino incrementando così il commercio della sua pelliccia. Infatti, tra il giugno ed il luglio di quell’anno oltre 800.000 pelli furono vendute tenendo conto unicamente di quelle provenienti dalle terre demaniali. Precedentemente, nel 1906, oltre 4 milioni di pelli furono vendute a Londra e New York. Il pedaggio annuo non è sempre in quest’ordine di misura e, per la maggior parte degli anni, è notevolmente più basso.Sta sorgendo, tuttavia, un simpatico orientamento dovuto in parte ad una crescente presa di coscienza sulla necessità di preservare la fauna che è peculiare dell’Australia. Non è d’altronde sfuggito all’attenzione dei più che il tricosuro volpino, nutrendosi di vischio e quindi controllandone la diffusione, giova non solo agli alberi del luogo, ma aiuta altresì indirettamente l’industria del miele. Il valore economico di questo marsupiale nel ridurre gli effetti negativi del vischio sugli alberi da gomma che producono il nettare per le api, è stato dimostrato con esperimenti diretti. Tuttavia, ne deriva pur sempre anche la necessità di un controllo locale. Ciò premesso, v’è poco da temere, poiché la capacità del tricosuro volpino di sopravvivere alle persecuzioni è dovuta, come per i topi, alla sua straordinaria adattabilità. Infatti, il tricosuro volpino può vivere in qualsiasi tipo di habitat e, essendo essenzialmente vegetariano, è difficile che avverta carenza di cibo.

il vulpecola da noi venduto,nella sua nuova casa

il vulpecola da noi venduto,nella sua nuova casa

l'opossum da noi venduto nella sua nuova casa

l'opossum da noi venduto nella sua nuva casa





geochelone sulcata

10 09 2008

CLASSIFICAZIONE

Ordine

TESTUDINES

Sottordine

CRYPTODIRA

SuperFamiglia

TESTUDINOIDEA

Famiglia

TESTUDINIDAE

SottoFamiglia

TESTUDININAE

Genere

GEOCHELONE

Specie

SULCATA

STATUS GIURIDICO

E’ inclusa in Appendice II CITES della Convenzione di Washington.

DISTRIBUZIONE

Geochelone sulcata vive nelle steppe aride dell’Africa centrale in una striscia di terra che va dall’Etiopia al Senegal passando per il Sudan, Ciad, Niger, Mali e Mauritiana.

HABITAT

Vive in boscaglie di acacia e nelle zone desertiche con escursioni termiche e scarsissima acqua.

CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALI

E’ attiva il mattino e la sera; scava delle cavità lunghe anche 3 metri dove si ripara dal caldo intenso del giorno e dal freddo della notte.

 Sono animali territoriali che non convivono con altre specie e spesso i maschi non accettano neanche la femmina al di fuori del periodo dell’accoppiamento.

CARATTERISTICHE FISICHE

Geochelone sulcata è la tartaruga più grande del continente africano e una tra le più grandi tartarughe terrestri del mondo. Ha un carapace lungo fino a 80-85 cm e può pesare fino a 100 Kg.  In questa specie il maschio è più grande della femmina, questa può pesare fino a 50-70 Kg con un carapace lungo 60-70 cm.

 Il carapace è di colore giallo-bruno con i bordi degli scuti di colore più scuro; questi hanno degli anelli di crescita che diventano più marcati con l’età. La pelle di color ocra, è molto spessa.

Il piastrone è di color avorio e posteriormente termina con due protuberanze evidenti. Gli arti hanno robuste scaglie e le zampe posteriori sono provviste di speroni.

DIMORFISMO SESSUALE

  • Il maschio ha la coda più lunga e possiede un piastrone più concavo della femmina.
  • Nel maschio i due scuti terminali del piastrone formano un angolo più ampio.
  • La femmina inoltre è più piccola del maschio.

MANTENIMENTO IN CATTIVITA’

Date le dimensioni, Geochelone sulcata necessita di molto spazio e invece di un terrario l’ideale sarebbe dedicargli un’intera stanza o una serra riscaldata. Sono animali che provengono da climi tropicali e quindi richiedono un ambiente caldo tutto l’anno: non sono tartarughe che vanno in letargo.

La temperatura deve essere costante ed aggirarsi sui 30 gradi nella zona più calda e 22 nella zona più fredda. Provenendo da ambienti aridi non tollera le basse temperature e l’umidità: queste condizioni possono provocare malattie delle vie respiratorie.

Deve essere a disposizione una fonte di UVB necessaria per la trasformazione della vitamina D2 in vitamina D3 e quindi per il metabolismo del calcio.

Si dovrebbero mettere all’aperto il più spesso possibile durante le giornate più calde e soleggiate in quanto le esposizioni alla luce solare sono molto salutari. Il recinto preparato deve avere una struttura parecchio solida perché sono animali con una notevole forza.

 All’esterno è necessario lasciare a disposizione un contenitore per l’acqua sufficientemente largo da permettere alla tartaruga di bere ed immergersi.

Nel terrario la bacinella con l’acqua può essere inserita 2-3 volte alla settimana per evitare che il tasso di umidità sia troppo elevato.

ALIMENTAZIONE

In natura divora tutto quello che incontra strada facendo, ogni tipo di vegetale, piante grasse e rami spinosi. In cattività si somministra a Geochelone sulcata una dieta esclusivamente vegetariana.

Per assicurare un buon funzionamento del tratto digerente e una buona crescita, la dieta deve essere costituita da moltissima fibra, da un alto tasso di calcio e dall’assenza di proteine animali.

La carenza di fibra porta a problemi come diarrea e quindi disidratazione, perdita di peso, prolassi intestinali, ad una maggiore suscettibilità ai flagellati e vermi intestinali.

Un integratore a base di calcio è fondamentale, questi rettili infatti crescono molto rapidamente e ne assimilano grandi quantità.

Si possono somministrare erbe miste di campo, insalate varie, radicchi, cicoria, erba medica, fiori di ibisco, trifogli, pomodori; cavoli, broccoli, bietole e brassicacee in generale vanno somministrate con parsimonia perché contengono ossalati che legano il calcio e non lo rendono così più disponibile per l’assimilazione.

La frutta può essere offerta molto saltuariamente in quanto il sistema digestivo di Geochelone sulcata non è adibito ad utilizzare cibi con alto contenuto in zucchero; possono altrimenti verificarsi disturbi digestivi.

Non devono essere assolutamente essere somministrati alimenti contenenti proteine di origine animale come ad esempio cibi per cani o gatti che creano seri problemi renali e la deformazione del carapace con la caratteristica piramidalizzazione.

RIPRODUZIONE

I maschi raggiungono la maturità sessuale quando il loro carapace misura all’incirca 35 cm di diametro. Queste tartarughe sono aggressive specialmente durante il tempo della riproduzione. I maschi urtano l’un l’altro e spesso le liti finiscono con ferite sanguinanti.

L’accoppiamento avviene preferibilmente dopo la stagione delle piogge e il maschio cammina intorno alla femmina urtandola col suo guscio e inducendola ad accoppiarsi.

Qualche tempo dopo l’accoppiamento la femmina diventa sempre più irrequieta fino all’autunno, quando comincia a scavare una buca di circa 60 cm di diametro e profonda 10-15 cm per deporre le uova.

Per far questo impiega fino a 5 ore di lavoro. Per garantire la giusta umidità alle uova, prima di iniziare la deposizione, urina nel nido. Si possono susseguire fino a 6 covate in un anno ciascuna con una media di 20 uova.

Le uova sono bianche, sferiche con un guscio fragile e per ricoprirle la femmina impiega più di un’ora. I tempi di incubazione sono variabili, possono andare da 80 a 160 giorni; in cattività si deve mantenere una temperatura di 30 gradi e un’umidità del 50%.

Si deve fornire un luogo morbido dove scavare. Alla nascita le piccole tartarughe hanno un carapace lungo 4-6 cm, pesano all’incirca 25 grammi e sono di colore giallo-marrone chiaro.

NOTE

E’ una specie molto resistente. E’ minacciata perché in natura viene catturata a scopi alimentari da alcune popolazioni locali e perché le zone in cui vive sono molto siccitose.

Per altre popolazioni invece, Geochelone sulcata è considerata un mediatore tra gli uomini e gli dei. In Senegal infine queste tartarughe sono simbolo di virtù, felicità, fertilità e longevità.

Perciò i senegalesi rispettano questi animali e partecipano alla conservazione, riproduzione e ripopolazione di questa specie.

 PIANETA ANIMALE
VIA CARDUCCI 46 MASSA
TEL:0585793241
CEL:3466816731





la genetta

10 09 2008

Classe:  mammiferi
Ordine:  carnivori
Famiglia: viverridi

Descrizione:

La genetta è un mammifero grande come un gatto ma di peso inferiore, raggiunge circa i 2kg da adulto, il maschio è più grande della femmina. Fa le fusa, ha le unghie retrattili, ma non è un felino.
Appartiene alla famiglia dei viverridi, come lo zibetto e il suricato.
Ha le zampecorte, il corpo snello e una coda molto lunga che le serve per mantenere l’equilibrio quando si arrampica sugli alberi. Il pelo è di solito marrone con varie sfumature, è maculato sulla schiena e sulla
pancia. Ci sono anche delle genette nere (melaniche) e albine. E’ un animale prevalentemente notturno e solitario. In natura ci sono varie specie di genette che vivono soprattutto in Africa, ma anche in Europa
(Penisola Iberica, Francia e sono stati avvistati alcuni esemplari anche in Piemonte).

Recenti studi di paleontologia hanno evidenziato il fatto che la genetta sia stata introdotta in Europa da popolazioni provenienti dall’Africa circa 2000 anni fa. E’ noto che gli antichi Egizi, i Romani e gli Arabi tenessero le genette nelle case, perché sono sempre state abilissime nel cacciare i topi. La genetta è
classificata come mammifero carnivoro, in realtà è onnivoro, si nutre di piccole prede fra cui roditori e insetti e mangia anche la frutta. A sua volta è preda di gufi, felini e serpenti.
La genetta è dotata di ghiandole perianali che secernono una sostanza dall’odore pungente chiamata muschio e le servono per marcare il territorio. In natura si riproduce due volte all’anno e la femmina
partorisce al massimo 4 piccoli, solitamente 2 o 3. I cuccioli nascono ciechi e aprono gli occhi dopo i dieci giorni di vita. Si nutrono del latte materno fino a due mesi. Questo animale vive anche fino a 15
anni.
La genetta domestica: si può tenere come animale da compagnia, non necessita di Cites. Tuttavia, una genetta in casa non è sempre facile da gestire: richiede spazio, non deve essere tenuta sempre in gabbia,
ha la tendenza ad arrampicarsi ovunque e non è quasi mai completamente domestica. Ad esempio, se vede una finestra aperta, una genetta è portata ad uscire perché è un animale agilissimo e curioso. Se vive a
contatto con le persone diventa affettuosa e perde, in parte, le sue abitudini notturne, anche se concentra le sue attività nelle ore serali o alla mattina presto. Se tenuta in casa impara ad usare la lettiera,
ma non con la stessa precisione dei gatti. Dopo aver mangiato, si pulisce il musetto con le zampe anteriori e dedica parte del suo tempo alla pulizia del suo pelo.  Si alza spesso sulle zampe posteriori quando sente dei rumori o quando è incuriosita dalla presenza di qualcuno. Spesso dorme acciambellata come un gatto. Si adatta a vivere anche nei climi rigidi, ma preferisce il caldo. In inverno, se si trova in casa, si addormenta vicino al termosifone. Raramente emette dei versi, ciò avviene durante l’accoppiamento o quando lotta con un altro animale. Quando è contenta fa le fusa e quando non vuole essere disturbata soffia e ingrossa la coda. Se vive sempre in casa non occorre vaccinarla, in alcuni casi il vaccino ha avuto un esito letale
su questi animali. Generalmente va nutrita con carne cotta e frutta, gradisce soprattutto banane e mele. Alcune persone danno alle genette delle piccole prede vive o del cibo secco o in scatola per gatti.

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TESTUDO HERMANNI

5 09 2008

La tartaruga Testudo Hermanni è la specie più comune di tutte le tartarughe del Mediterraneo, nonché l’unica vera Tartaruga Terrestre italiana. Vive prevalentemente al nordest della Spagna, al sud della Francia, al nordest dell’Italia e su alcune isole del Mediterraneo. E’ un animale abbastanza robusto e può adattarsi in ambienti umidi o secchi, l’importante che siano caldi. E’ docile, simpatica, non ha bisogno di cure particolarmente impegnative o costose. Non meraviglia quindi che per molti anni la tartaruga è stata considerata come una specie ideale di animale domestico. Le Testudo Hermanni hanno il carapace con macchie nere che vanno al giallo anche se la brillantezza e lucentezza del giallo può affievolirsi con l’età, verso una colorazione più grigia e striata. Si trovano in natura in una vasta varietà di habitat come boschi, boscaglia, pascoli e fattorie.La Testudo Hermanni è stata suddivisa in due sottospecie: la Testudo Hermanni Hermanni (sottospecie occidentale) e la Testudo Hermanni Boettgeri (sottospecie orientale) le cui differenze verranno trattate nella sezione anatomia. Durante l’ultimo secolo migliaia di queste tartarughe vennero strappate dal loro habitat dell’Europa sudorientale ed esportate nell’Europa nordoccidentale per fini commerciali. Questa popolarità sfortunatamente ha portato uno spopolamento dell’habitat perché gli esemplari venivano presi in libertà e non da allevamenti o in cattività e la sopravvivenza della specie non veniva tutelata in alcun modo. La maggior parte degli esemplari catturati morì in breve tempo non adattandosi al clima freddo e umido. A riparazione di questo scempio dieci anni fa la CEE introdusse specifiche leggi con il divieto di commercializzare questi animali non solo per tentare di risolvere il sopradetto problema ma anche per cercare di ripopolare alcune aree originali dove la Testudo Hermanni è quasi estinta.

ANATOMIA

In Europa vi sono 3 specie di testuggini: la Testudo Graeca, la Testudo Marginata e la Testudo Hermanni. La Testudo Hermanni è caratterizzata da un carapace (parte superiore della corazza) fortemente convesso, ovale, più largo della parte posteriore, lungo in genere fino a 25 cm., di colore giallo o bruno con disegni neri. La faccia ventrale della corazza prende il nome di “piastrone” ed è saldata al carapace. All’estremità della coda vi è un piccolo astuccio corneo (una specie di unghia) e la placca sopracaudale è divisa in due.

La testa è corta, massiccia, retta da un collo lungo e piuttosto mobile, pronta a rientrare al minimo segno di pericolo. Se però si avvicina un dito sotto il mento, dal basso all’alto, la tartaruga facilmente allungherà il collo per farsi grattare sotto la gola.
Per distinguerne il sesso basta far riferimento a piccole caratteristiche. La coda è leggermente più lunga nel maschio, mentre le femmine hanno una coda corta e tozza. Il maschio ha l’incavo posteriore del piastrone poco profondo, la maggiore dimensione dell’incavo della femmina ha la sua ragione nella necessità di permettere l’uscita delle uova. Inoltre le femmine a pari età sono più grandi. Nei giovani fino a 2, 3 anni di età l’unica distinzione è data dall’apertura delle placche situate sul piastrone sopra la coda che sono maggiormente aperte nei maschi al contrario delle femmine le cui placche formano un angolo più acuto. Penso che il modo più semplice per distinguere il maschio dalla femmina sia la posizione della coda: se tiene la coda dtritta e ben visibile è una femmina, al contraro, se tiene la coda piegata da un lato e la nasconde, è un maschio.
Ogni anno, durante la primavera-estate, cioè nel periodo più attivo della vita di una tartaruga, ogni esemplare “cresce” in dimensioni sia cambiando la pelle, sia aumentando di uno i cerchi delle placche. Di conseguenza l’età delle tartarughe più giovani può essere calcolata semplicemente contando le linee di crescita delle placche cornee sul carapace. Tuttavia, dopo un po’ di anni, le placche cornee possono rovinarsi ed essere sostituite, per cui non vi è un metodo preciso per calcolare l’età degli esemplari adulti.
Le tartarughe hanno una vista eccellente, sanno distinguere forme e colori e riconoscono le persone. Hanno un senso dell’orientamento abbastanza sviluppato e preciso, sono sensibili alle vibrazioni anche se l’udito è poco efficiente. L’odorato invece è ben sviluppato e gioca un ruolo importante nel riconoscimento dei cibi e dei sessi.
Come tutti i rettili le tartarughe sono animali a sangue freddo, la temperatura interna del loro corpo, cioè, non può venire regolata come accade con i mammiferi ma deve adeguarsi a quella ambientale. Poiché l’attività vitale dei rettili deve svolgersi entro limiti ben precisi al di fuori dei quali non è possibile la sopravvivenza, non appena il sole si fa cocente viene sospeso ogni movimento per ricercare il fresco dei luoghi ombrosi, mentre nei mesi freddi sopravviene il letargo.
 
Esistono due sottospecie della Testudo Hermanni: la Testudo Hermanni Hermanni (THH) e la Testudo Hermanni Boettgeri (THB). La prima è la sottospecie occidentale, la seconda è quella orientale. È abbastanza semplice distinguerle: la THH ha una colorazione più brillante ed un carapace più convesso e bitorzoluto; può raggiungere al massimo i 20 cm. di lunghezza contro i 25 della THB; il piastrone della THH presenta due bande nere continue e ben definite, nella THB queste bande sono più chiare e meno definite. Inoltre se osserviamo il rapporto fra le placche pettorali e femorali del piastrone, nella THH la sutura pettorale è più corta di quella femorale, nelle HB quella pettorale è più lunga della femorale.
Osservando la testa vi sono altre sottili caratteristiche distintive: la THH ha una testa è più allungata e liscia nei contorni che, nell’apparenza generale, la fa assomigliare alla testa di un serpente. La THB ha la testa più corta e bitorzoluta

ALIMENTAZIONE

 

Prima di trattare l’argomento dell’alimentazione mi sembra essenziale tracciare una panoramica sull’ambiente e la cura dei nostri gioiellini col guscio

Le TH conducono uno stile di vita molto attivo (malgrado l’apparenza o i luoghi comuni) quindi dobbiamo garantire loro un’area ampia e variegata dove possono essere libere di correre, nutrirsi, cacciare, scavare, arrampicarsi, prendere il sole, nascondersi e avere sempre a disposizione acqua potabile. Amano vagabondare ed esplorare e se gli è consentito tentano di uscire dal territorio in cui sono ospitate. Se tenete le vostre tarte in un giardino assicuratevi che la superficie a disposizione sia almeno di 10 mq. per esemplare, circondata da un recinto “inarrampicabile” alto circa 40 cm. e interrato circa 10 cm. sarebbe l’ideale se il vostro giardino fosse provvisto di vegetazione tipica della macchia mediterranea dove, per rendere più vario l’ambiente, potete mettere cumuli di sabbia, sassi o rocce. Le tartarughe dovranno avere spazi sicuri dove prendere il sole (che è fondamentale per la sintesi della vitamina D e quindi per la crescita del carapace), e spazi ombrosi dove ripararsi nelle ore più calde o nascondersi. A tal proposito può essere simpatico, nonché utile, costruire semplici rifugi, ben arieggiati, in legno, con il pavimento rialzato per evitare che diventi umidi, oppure riempito di foglie ben secche.

Ricordiamo che le testuggini devono avere sempre a disposizione acqua fresca. Non mettiamo recipienti pieni d’acqua o qualsiasi altro tipo di contenitori dove gli esemplari possono cadere e annegare (le tarte non sanno nuotare), potremmo costruire con semplicità un abbeveratoio. Il livello dell’acqua non deve superare i 5-6 mm., soprattutto se possedete esemplari piccoli.

Argomento indispensabile da tenere in considerazione per garantire una buona salute alle nostre tartarughe è l’alimentazione. Le TH sono prevalentemente vegetariane, la loro dieta deve essere ricca di fibre, sali minerali, vitamine e povera di grassi e proteine animali. In libertà prediligono i teneri germogli delle più svariate piante selvatiche, fiori, lumache, frutta selvatica e occasionalmente escrementi di altri animali. Gli esemplari che teniamo in giardino si possono alimentare variando fra la grande scelta di frutta e verdura disponibili, l’importante è che siano ben lavate per eliminare ogni traccia di pesticidi. Può essere una graziosa idea coltivare nel giardino delle piante di lattuga che saranno a disposizione delle tartarughe in modo “naturale” (evitiamo accuratamente di usare alcun tipo di pesticidi e concimi). Una dieta varia fornisce la quantità di vitamine sufficiente per il metabolismo delle testuggini, a meno che non ci siano dei problemi di salute o carenza di calcio, fondamentale per la sintesi della vitamina D. Una dieta ricca di proteine è dannosa per le tartarughe e a lungo andare può causare serie patologie, come malformazioni del Carapace che si sviluppa deformato e bitorzoluto. 

Per integrare la dieta delle tarte potete dar loro alcuni ossi di seppia che sono ricchi di calcio.

RIPRODUZIONE

Le Testudo Hermanni si riproducono in cattività se le condizioni in cui sono allevate sono ottimali. Il corteggiamento e gli accoppiamenti avvengono durante tutto il periodo di attività concentrandosi durante la primavera-estate. Il corteggiamento consiste in inseguimenti e “persecuzioni”: il maschio insegue la femmina, la morde ripetutamente sulle zampe e la colpisce con la corazza. I maschi possono essere molto persistenti e aggressivi, fino al punto di ferire la femmina. Durante l’accoppiamento il maschio emette un peculiare suono, l’unico vocalizzo della sua vita. Nel periodo degli accoppiamenti i maschi combattono spesso fra di loro mordendosi le zampe e colpendosi con la corazza. In presenza di maschi troppo focosi è opportuno tenere gli esemplari femminili in aree separate in modo che l’aggressività dei maschi non le danneggi, non solo fisicamente ma anche provocando condizioni di stress. Per evitare che nascano esemplari geneticamente deboli è bene non permettere l’accoppiamento tra consanguinei o esemplari malati

Tra maggio-giugno la tartaruga depone le uova scavando una buca con le zampe posteriori nel terreno e coprendo il nido dopo la deposizione (spesso nel tardo pomeriggio). Le testuggini possono deporre le uova anche più di una volta nello stesso anno. Prima della deposizione la testuggine percorrerà nervosamente tutto il giardino alla ricerca del luogo più adatto, in genere un luogo asciutto ed esposto al sole. Se volete potete aiutarla ricreando il posto ideale per la deposizione, smuovendo in alcuni punti del giardino la terra o ponendo, sempre in luoghi soleggiati, cumuli di morbida terra. Spesso dopo aver iniziato a scavare la tartaruga, forse perché disturbata, si rimette alla ricerca di un altro posto. I nidi possono essere profondi 7-9 cm. La tartaruga depone da 2 a 12 uova, il numero tende ad aumentare con l’aumento delle dimensioni della testuggine. Le uova hanno un guscio duro, allungato, di circa 3 cm. Il tempo di incubazione varia da 90 a 120 giorni, a seconda della temperatura di incubazione.

I piccoli, dopo aver rotto il  guscio, impiegano anche 4 giorni ad uscire completamente dall’uovo, in questo arco di tempo viene assorbito il sacco vitellino. Può capitare che un piccolo sia ancora con il sacco vitellino non assorbito, in questo caso può essere utile porre l’esemplare su un panno di carta che terremo umido per evitare che si attacchi al sacco vitellino, che verrà riassorbito in pochi giorni. Le nuove nate, cominceranno a nutrirsi circa 2-3 giorni dopo essere uscite dal guscio e potranno mangiare tutti i tipi di cibi adatti agli esemplari adulti. Da piccole le TH potranno presentare il carapace un po’ morbido, con piccole deformità e dalla forma piramidale. Per aiutarle in questa fase assicuriamoci che la dieta sia ricca di fibre, minerali (in particolare calcio) e vitamine

All’avvicinarsi del primo inverno potete lasciare andare in letargo i piccoli se sono nati verso fine luglio o inizio agosto, perché hanno avuto tempo di accumulare riserve per l’inverno, altrimenti potete mantenerle attive per tutto l’inverno dimorandole in un terrario. Per quanto riguarda la determinazione del sesso essa è incerta fino al raggiungimento della maturità sessuale (intorno ai 5-6 anni)

SALUTE

Se una tartaruga ha buon appetito, occhi puliti, lucidi, vispi, guscio solido, peso costante e feci sode (anche filamentose) e non acquose, allora abbiamo di fronte una testuggine in buona salute.

La maggior parte delle malattie che possono colpire le tartarughe sono causate da una dieta scorretta, da un ambiente inadatto, da fattori stressanti o da traumi.

Una dieta iperproteica (carne, fagioli, cibo per cani o gatti) provoca danni irreversibili sulla crescita del carapace che si presenta “soffice”, poco convesso, sproporzionato.

Un accumulo di grasso (latticini, formaggi, cibo per cani o gatti) causa obesità e, soprattutto, pericolosi accumuli di grasso nel fegato.La mancanza di vitamine e la disidratazione possono provocare gravi danni ai reni. Le deficienze di calcio e vitamina D causano un rammollimento del carapace. L’ingestione di frutta acerba o agrumi può causare diarrea. Periodicamente potrebbe essere necessaria una sverminatura poiché le tartarughe hanno negli intestini dei comuni parassiti (ascaridi e ossiuri) che, se numerosi, possono provocare inappetenza, diarrea, vomito.

Per quanto concerne l’ambiente è importante che le tartarughe non stiano in posti umidi, anche le tarte possono raffreddarsi e un raffreddamento facilmente si trasforma in polmonite. Un ambiente poco arieggiato potrebbe provocare congiuntivite, poiché le palpebre sono facilmente infiammabili a causa della polvere. Attenzione alle larve delle mosche che spesso provocano parassitosi se depositate su lievi ferite nel carapace, o ad infestazioni da zecche (vedi foto), fortunatamente molto rare.

I traumi fisici che può subire una tartaruga generalmente sono dovuti ad un maschio troppo aggressivo durante il periodo degli accoppiamenti, a ferite provocate dalle lotte fra due rivali maschi o dall’attacco di altri animali come cani, topi e ratti (questi ultimi possono attaccare anche nel periodo del letargo). Per lesioni alla pelle e alla corazza, se superficiali, basta disinfettare ed utilizzare mercurocromo, acqua ossigenata o tintura di iodio. Per lesioni più gravi è sempre preferibile contattare un veterinario

LEGGI

Fra le testuggini la specie europea Testudo Hermanni (come molte altre specie) è tutelata e protetta da leggi nazionali ed internazionali. E’ strettamente vietato raccogliere tartarughe che vivono in libertà, venderle (o venderne il guscio, le uova, le ossa…), commercializzarle, per permettere così che le testuggini continuino a popolare le aree boschive.

La detenzione ed il commercio dei rettili in Italia sono regolamentati dalla Convenzione di Berna, dalla Convenzione di Washington e dal D.M. 19 Aprile 1996 e seguenti modifiche.Ogni Stato ha adottato opportune leggi per la salvaguardia delle specie di flora e fauna, in particolare sono vietate ogni forma di cattura, detenzione, uccisione, deterioramento e distruzione e raccolta di uova, detenzione e commercio di tutte le specie minacciate da estinzione.

La Convenzione di Washington è conosciuta con la sigla CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) firmata dai Paesi della CEE a cui l’Italia ha aderito nel 1975.

La legge 150/92 ha reso obbligatorio denunciare il possesso degli esemplari agli uffici del Corpo Forestale dello Stato; il termine ultimo per le denunce era il 31/12/1995. chi non ha denunciato i propri esemplari entro tale termine non può regolare la situazione e rischia fino a 18 milioni di multa. Tutte le nascite, i decessi o la cessione gratuita  degli esemplari devono essere denunciati entro 10 giorni dall’evento, inviando una raccomandata A/R al Servizio CITES della vostra regione

 

 PIANETA ANIMALE
VIA CARDUCCI 46 MASSA
TEL:0585793241
CEL:3466816731

 





pappagallo cenerino Psittacus Erithacus

1 09 2008

 

1. Psittacus erithacus erihacus (Cenerino)Grandezza : 32-35 cm

Età : può raggiungere i 50 anni.

 

Peso: 400-490 grammi

Colorazione : colore generale grigio, groppone bianco, coda rossa, becco nero e occhio giallo.

I giovani hanno l’iride nera, mentre gli adulti grigio.

Diffusione : ampia fascia dell’Africa centrale che va dalle Iisole del golfo di Guinea attraverso il Gabon, il Congo, la Repubblica Democratica del Congo, il Mali e il Camerun meridionali, la Liberia , La Costa d’Avorio, il Ghana e la Nigeria fino al Kenya occidentale, all’Uganda e alla Tanzania nord-occidentale. E’ abbondante anche nell’isola di Principe mentre presenta una distribuzione sparsa nelle isole di Sao Tome dove probabilmente è stato introdotto.

In natura abitano soprattutto la foresta di pianura nella maggior parte del loro areale, ma visitano anche ambienti di savana alberata e aree più o meno aperte con alberi sparsi per alimentarsi. Si possono anche trovare ai margini delle foreste e foreste fluviali. In Nigeria, Camerun e Guinea-Bissau abitano anche la foresta costiera a mangrovie. Frequentano piantagioni di palma da olio (Elaeis guineensis). Questi pappagalli sono molto gregari. Gli spostamenti giornalieri possono essere anche di 30 km e nell’arcipelago possono attraversare bracci di mare di 5 km per nutrirsi su isole vicine.

Appendice/CITES : 2

Carattere : Il cenerino è il pappagallo più diffuso al mondo, ed è uno dei pappagalli che meglio può apprendere ed imitare la voce umana. E’ un pappagallo spesso timido, riservato ed ansioso. Adora rosicchiare rami freschi e il bagno. Abbastanza rumoroso.

Alimentazione : semi misti o estrusi, semi germogliati, qualche arachide, varia frutta e verdura, soprattutto adora uva, fichi, pesca, mela e mais. Vegetali (cerastio, dente di leone, …), pastoncino all’uovo soprattutto durante l’allevamento. Ha tendenza a diventare obeso. In natura si ciba anche di bacche e nettare.

Allevamento : realizzato con successo, la voliera robusta deve essere abbastanza ampia e in un luogo riparato. Il nido deve avere dimensioni di ca. 30×30x60 cm. Il foro d’ingresso dovrebbe avere un diametro di circa 15 cm e l’interno della cassetta essere opportunamente attrezzato con un pezzo di robusta rete metallica a maglie di 2.5 cm di lato che consenta ai papagalli di arrampicarsi con facilità per uscire dal loro nido e rientrarvi. Il nido andrebbe riempito con uno strato (10 cm) di trucioli di abete. Vengono deposte da 3 a 4 uova; incubazione ca. 28-30 gg. Cova soltanto la femmina che viene nutrita dal maschio per tutto il periodo in cui rimane sulle uova. Periodo di svezzamento dei giovani di 11 settimane. L’involo avviene a circa 3 mesi d’età e i giovani vengono ancora alimentati dai genitori per circa due mesi. Il controllo del nido va fatto con molta cautela in quanto il Cenerino è molto sensibile e potrebbe distruggere o uccidere i piccoli.
Stato attuale : E’ ancora comune, ma tendenzialmente in declino a causa della cattura per il commercio, ma soprattutto a causa della distruzione della foresta tropicale.

Facilità di reperimento in commercio : facile.

 

 

 

 

 

2. Psittacus erithacus timneh (Cenerino del Timneh)

Grandezza : 30 cm

Età : può raggiungere i 50 anni.

Distribuzione : Guinea del sud, Sierra Leone, Liberia e Costa d’Avorio.

Descrizione : come l’erithacus ma leggermente più piccolo e colorazione più scura. La mandibola superiore è di color carnacino con lati più scuri.

 

 

 

3. Psittacus erithacus princeps (Cenerino del Ghana)

 

 

Grandezza : 31 cm

Età : può raggiungere i 50 anni.

Distribuzione :  isola Principe e Fernando Po, nel golfo della Guinea.

Descrizione : è il meno conosciuto tra i tre. E’ come il erithacus ma leggermente più piccolo.

 

 

Prima di procedere all’acquisto,sono da tenere presente
alcune “piccole” precisazioni:

 

- Il Pappagallo non e’ un gioco e prova sentimenti, paure, emozioni……..
- A seconda della specie, un pappagallo può vivere dai 20 fino a 80 anni (quindi dovremmo occuparci di lui per parecchio tempo).
- E’ un animale che sporca molto sia dentro che fuori dalla gabbia.
- Necessita di accurate pulizie quotidiane.
- Necessita di compagnia quotidiana e di fare piccoli voli, e il “bagnetto”.
- Quando vado in ferie non posso abbandonarlo provvisoriamente al “primo che capita”.
- Va accuratamente accudito anche in stato di malattia.
- Ha bisogno di spazio, di una gabbia spaziosa e di poter uscire senza incombere in pericoli
- Non tutti i pappagalli parlano e possono essere molto chiassosi e rischierete di avere dei “problemi” coi vicini.
- Ha un forte becco e distruttivo che va costantemente “tenuto in allenamento”dando loro giochi di legno o rami da spezzare e distruggere.
- Necessita di cure veterinarie periodiche.
- Alcuni esemplari nel periodo di riproduzione possono diventare più aggressivi.

Io ho il desiderio di acquistare un’ara, ma non riesco a rispettare tutti i punti sopra riportati, per cui rinuncio e mi accontento di socializzare con quelli dei miei “amici”.

Se queste “piccole” precisazioni, non vi creano problemi, potete procedere all’acquisto. Il mio consiglio e’ di acquistarlo direttamente da un’allevatore, altrimenti acquistatelo in negozio facendo ben attenzione a quanto segue: acquistate un soggetto giovane, il piumaggio deve essere lucido e liscio, aderente e composto, non deve essere arruffato, l’occhio deve essere rotondo, ben aperto e luminoso, non deve presentare secrezioni, le narici devono essere asciutte e prive di muco, la zona della cloaca ben pulita becco robusto e non ammaccato. Il corpo deve avere un portamento eretto, le ali non incrociate e vicino al corpo, le zampe non squamate. Il becco deve essere integro e senza malformazioni. L’addome non deve essere gonfio, il torace non deve essere magro, la carena non sporgente. Da tenere presente che la maggior parte dei soggetti sono di importazione e quindi hanno attraversato moltissimi periodi di stress, da cattura, viaggio, trasporto, quarantena………Informatevi della provenienza del pappagallo che acquistate, spesso pur di vendere il pappagallo, il commerciante si inventa che e’ allevato a mano, e’ docile, ha paura solo adesso perché vede gente nuova, tra una settimana parlerà…..bla bla bla bla ! TUTTE CHIACCHIERE.

NON ACQUISTATE UN PAPPAGALLO DI CATTURA!

La cattura sta decimando e estinguendo i pappagalli

se non siete “soddisfatti” cliccate QUI!!!


CENERINO nato in cattività:

Ai pappagalli nati in cattività viene applicato ( non obbligatoriamente ) dopo poche settimane dalla nascita un anello chiuso, inamovibile di un diametro particolare a seconda della specie che si infila nella zampa del pappagallo e man mano che cresce non può più essere levato e diventa quindi la sua carta d’identità. Su questo anello è riportato l’anno di nascita, la sigla dell’allevatore e il numero progressivo di anello. Se acquistate un pappagallo nato in cattività assicuratevi comunque la provenienza e richiedete sempre il certificato di cessione che è quel documento che riporta gli estremi di colui che vi sta cedendo o per conto di chi vi sta cedendo l’animale e certifica che vi ha ceduto proprio quel pappagallo. Un pappagallo nato in cattività solitamente è più disponibile al contatto umano se ben svezzato e socializzato.

CENERINO di cattura:
I pappagalli di cattura sono privi dell’anello inamovibile o ed inoltre viene applicato, dopo il sessaggio, un anello “aperto” removibile che si infila quando nella zampa del pappagallo a seconda dell’esito del sessaggio. Se maschio viene applicato alla zampa DX se femmina alla zampa SX. Il Cenerino di cattura non e’ disponibile al rapporto con l’uomo, ha un carattere scontroso, becca. Ho visto Cenerini di cattura inavvicinabili, ringhiosi, impauriti, dopo quello che hanno passato

I Documenti necessari

Dopo aver acquistato un pappagallo dovete accertarvi che vi siano rilasciati i documenti necessari
alla detenzione dell’animale: Il Cites.

Convention on International Trade of Endangered Species


Cosa è il Cites ?


Tratto dal sito http://www.corpoforestale.it/cites/

La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, denominata in sigla C.I.T.E.S., è nata dall’esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell’estinzione e rarefazione in natura di numerose specie. La C.I.T.E.S., che è compresa nelle attività del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), è entrata in vigore in Italia nel 1980 ed è attualmente applicata da oltre 130 Stati. In Italia l’attuazione della Convenzione di Washington è affidata a diversi Ministeri: Ambiente, Finanze Commercio con l’Estero, ma la parte più importante è svolta dal Ministero delle Politiche Agricole, come prevede la legge, tramite il Servizio CITES, che cura la gestione amministrativa ai fini della certificazione e del controllo tecnico-specialistico per il rispetto della Convenzione. Il Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato è strutturato in un Centro di Coordinamento, presso la Direzione Generale in Roma, e in 40 Uffici periferici. Il Centro di Coordinamento ha le funzioni di assistenza operativa e di coordinamento delle attività degli Uffici periferici, di consulenza tecnico-scientifica, di emanazione di direttive, di rapporto con Enti e Organismi Internazionali. Gli Uffici periferici si differenziano in 24 Uffici territoriali denominati Servizi Certificazione Cites (in sigla S.C.C.), con funzione di rilascio certificati, accertamento infrazioni e controllo territoriale, e in 16 Nuclei Operativi Cites ( in sigla N.O.C.) presso le Dogane, con funzione di verifica merceologica, controllo documentale e verifica della movimentazione commerciale, nonché accertamento di illeciti.


Che documento mi devono rilasciare al momento dell’acquisto?


Al momento dell’acquisto il negoziante o l’allevatore ti deve rilasciare la
dichiarazione di cessione ai fini CITES.

Acquistato il Cenerino, e’ importante il trasporto nella nuova dimora, facendo molta attenzione, a sistemarlo con cura in una gabbietta, cercando di evitare scossoni che potrebbero impaurirlo. Arrivati in casa, e’ importante usare la massima calma per sistemare il pappagallo nella sua nuova dimora, dove troverà una gabbia spaziosa e pulita, posatoi nuovi, giochi, mangiare sano, un trespolo nuovo. E’ naturale che vorremmo passare intere giornate col nuovo arrivato, ma poiché si dovrà ambientare alle nuove cose, consiglio inizialmente di disturbarlo il meno possibile, allocando la gabbia in un posto riparato, distante da altri animali, televisione e radio ad una distanza da non creare emozioni o paure al Cenerino, in definitiva lasciamogli prendere confidenza senza traumi al suo nuovo habitat. Gli amici e parenti potremmo invitarli più avanti per mostrare loro il pappagallo, se avete bambini, ricordate loro che non e’ un giocattolo, di non urlare vicino alla gabbia ed evitare gli scossoni. Evitate di fumare nell’ambiente dove si trova il pappagallo in quanto i bronchi sono delicati e sensibili. Evitate di fargli prendere “colpi d’aria”. Posizionatelo in un’ ambiente luminoso, al riparo dai raggi solari, assolutamente da evitare di posizionarlo dietro ai vetri di una finestra, potete esporre il pappagallo al sole la mattina presto o alla sera tardi, quando i raggi solari sono meno intensi, in questi momenti il sole ha effetti salutari. La scelta della gabbia, deve ricadere su un alloggio pratico e funzionale, tendendo in considerazione che più spazio riserviamo per il nostro pappagallo meglio potrà vivere perché è un uccello dotato di agili e forti zampe per arrampicarsi e di buone ali per volare. Il Cenerino ha assolutamente bisogno di fare movimento, deve svolgere quella attività fisica necessaria a una buona salute e a un buon equilibrio psicologico, favorito anche dai giochi che potrà utilizzare e distruggere nelle ore di solitudine domestica. La Gabbia deve essere di acciaio inox, evitando le gabbie zincate, deve essere priva di bave o spuncioni che posso ferire l’animale, avere solidi posatoi, abbeveratoio e mangiatoie, consiglio una per alimenti freschi e una per alimenti secchi. E importante l’acquisto di una gabbia con 2 “scomparti”: come potete vedere in foto, questo tipo di gabbia può soddisfare l’esigenza di avere una gabbia chiusa e allo stesso tempo un trespolo esterno solido e compatto. Durante la nostra assenza o di notte sarà sistemato al riparo dentro la gabbia. Esistono in commercio anche trespoli più piccoli, portatili, che possiamo sistemare in qualsiasi posizione.

Trespolini e Posatoi

Per i posatoi delle gabbie e’ consigliabile che ve ne siano di diametri diversi in modo da tenere in allenamento le dita, se sono di legno (soluzione consigliata), andranno sostituiti quando sarà necessario, in quanto il pappagallo si divertirà a rosicchiarli. Se i posatoi li volete “costruire” , state attenti ad usare certi tipi di legno in quanto ve ne sono dei tossici per i Pappagalli (vedi elenco). Consiglio sempre di prendere legni duri, scortecciarli, lavarli bene e metterli in forno ad asciugare, il tutto per eliminare acari, muffe e batteri che possono creare danni all’animale.

ELENCO LEGNI ADATTI PER POSATOI: Abete, Acero, Betulla, Corbezzolo, Eucalipto, Faggio, Frassino, Larice, Magnolia, Manzanita, Morus, Olmo, Pero, Pino, Pioppo, Salice, Sequoia, Sorbo.

ELENCO LEGNI POTENZIALMENTE TOSSICI: Agrifoglio, Amarillo, Avocado, Azalea, Caladium, Calla, Castagno, Ciliego, Clematide, Colocasia, Daphne, Datura, Delphinium, Dieffenbachia, Edera, Ficus benjamina, Filodendro, Giacinto, Ginepro, Glicine, Ippocastano, Iris, Ligustro, Lobelia, Marihuana cananbissativa, Mughetto, Narciso, Noce, Oleandro, Ortensia, Digitalis,Patata (parti verdi e germogli), Poinsettia, Quercia, Rabarbaro, Ranuncolo, Rhamnus, Ricino, Rododendro, Tabacco, Tasso,Vischio.

IMPORTANTE: DA EVITARE RAMI DI ALBICOCCO, CILIEGIO, PESCO, PRUGNO. in quanto il legno contiene sostanze, che se ingerite, si convertono in cianuro.

I rami che utilizzate per posatoi devono essere ben lavati e spazzolati con acqua e sapone, sciacquarli abbondantemente (non devono rimanere resti di sapone) farli asciugare al sole o meglio se ci stanno “cuocerli” bene nel forno, in modo da eliminare il più possibile eventuali parassiti.

Mangiatoie

Le mangiatoie devono essere ben fissate alla gabbia in quanto il pappagallo potrebbe rovesciare il contenuto, vanno bene se di acciaio e robusti, necessitano di pulizia molto frequente. la mangiatoia solitamente viene utilizzata anche per abbeveratoio e in diversi casi permette anche di lavarsi la zona del capo e del collo. Si può fargli fare il bagnetto nebulizzando acqua con i classici spruzzini.

Giochi

Come dicevamo prima all’interno della gabbia possiamo dislocare giochi per intrattenere l’animale. Campanelli, corde naturali, da rosicchiare o da usare come arrampicatoi, scalette di legno, composizioni di legno colorati, giochi di plastica multicolori, facendo attenzione a non sacrificare lo spazio della gabbia.

L’alimentazione nei Pappagalli

 

Tanto per i pappagalli, come per tutti gli animali che vivono con noi, fornire un buon alloggio ed una buona alimentazione, influisce notevolmente nel miglioramento della qualità di vita dei nostri amici. Se manteniamo un uccello in un magnifico aviario con temperatura, umidità e ventilazione giuste, ma non gli somministriamo una dieta adeguata, questo uccello vedrà molto diminuite le sue possibilità di vivere o di riprodursi con regolarità . Da qui l’importanza di somministrare un alimentazione adeguata.

Per centrare l’obiettivo di fornire un’alimentazione adeguata e bilanciata, incominceremo a somministrare una dieta molto varia. Dobbiamo lottare contro la convinzione generalizzata che i pappagalli mangiano solo mela e semi, infatti oltre questi dovremmo fornire loro: estrusi ,frutta, verdure, cereali e legumi, in maggiore o minore quantità secondo la specie.La somministrazione di una dieta varia deve tener conto anche delle esigenze e delle diversità che ci sono tra una specie e l’altra.
 

 

 

Un altro fattore relazionato all’alimentazione e che dobbiamo tenere molto in considerazione è la routine alimentare. Per routine alimentare si intende l’abitudine che dobbiamo creare con il nostro pappagallo e con noi stessi, di somministrare gli alimenti tenendo conto di orari determinati, affinché in ogni momento l’animale sappia a che ora si mangia, ed affinché il sorvegliante acquisisca un compromesso stretto nel momento di alimentare il pappagallo.
In questa routine alimentare è molto importante, quando somministriamo alimenti deteriorabili, non lasciarli tanto tempo a loro disposizione, specialmente nei periodi caldi, poiché oltre a perdere proprietà nutrizionali, possono marcire e risultare dannosi per la salute. In questi casi la cosa migliore è proporzionare questo tipo di alimenti alle prime ora della mattina o la sera, cioè durante le ore più fresche del giorno, oppure al tempo necessario per la somministrazione.

Nell’alimentazione, oltre alla qualità dei prodotti che forniamo ai nostri amici pennuti, è di notevole importanza anche la loro conservazione. E’ inutile acquistare prodotti di prima qualità, se poi li conserviamo male.

Il posto che utilizziamo per conservare i cibi deve essere un posto fresco e non troppo umido. L’umidità fa sì che alcuni cibi ammuffiscano, con la possibilità di causare ai pappagalli gravi rischi di salute. Quindi in relazione a questo punto, dobbiamo fare una speciale attenzione al posto che viene scelto per la conservazione di tutti i cibi deperibili, senza trascurare anche il rischio che il posto non sia raggiungibile da animali, come ad esempio i topi.
Per evitare molti di questi rischi e sprechi dovuti alla conservazione, consiglio di acquistare un quantità di cibo sufficiente per un tempo ben determinato.
Alimenti freschi, come frutta e verdure, è preferibile acquistarne di biologici, anche se è sempre consigliabile lavarli in modo accurato prima di somministrarli.


Nel momento di alimentare i nostri pappagalli oltre a sapere che tipo di semi, vegetali e frutta od estrusi ingeriscono, dobbiamo avere anche una sommaria idea del perché li somministriamo.
Questo lo possiamo apprendere analizzando e studiando un po’ la composizione degli alimenti, e sul come influiscono nella vita quotidiana dei nostri amici pennuti.

Gli elementi fondamentali per il nostro pappagallo sono:

Proteine e aminoacidi

Influenzano in modo importante la formazione e la rigenerazione di tessuti, come quello muscolare, e agiscono nella rinnovazione di questi, pertanto nella crescita nella formazione e mantenimento del corpo, prevenendo inoltre la degenerazione cellulare,. Forniscono una fonte di aminoacidi essenziali che gli animali non possono sintetizzare e devono ingerire nella dieta.
Realizzano anche una funzione secondaria destinata a fornire calore ed energia all’organismo, benché questa funzione sia svolta più dai grassi o lipidi, o degli idrati di carbonio.
Una dieta povera di proteine può trasformarsi in un grave problema per i giovani che evidenziano una ridotta crescita, mentre negli adulti si ha una perdita di peso e difficoltà riproduttive. Durante il periodo riproduttivo e la muta, la percentuale di proteine da somministrare deve essere maggiore che in un qualsiasi periodo dell’anno.

E’ presente in questi alimenti:

Tuorlo ed albume dell’uovo ,parmigiano, pollo ben cotto , pesce , noci, legumi ,arachidi,pane integrale, ecc

Idrati di carbonio.

Gli idrati di carbonio comprendono un gruppo di sostanze che vanno dagli zuccheri agli amidi. L’organismo li utilizza prevalentemente a scopo energetico.
La loro principale funzione è quella di produrre l’energia necessaria per la realizzazione di distinte funzioni corporali, oltre al mantenimento e alla generazione della temperatura corporale. Questa energia si produce fondamentalmente dopo il processo digestivo.

E’ presente in questi alimenti:

Farine di avena, orzo, grano, riso, la pasta, le patate,frutta; ecc ecc….


I Grassi

La loro principale funzione è, come per gli idrati di carbonio, quella di produrre energia, per il volo, i movimenti da realizzare, e per mantenere e produrre la temperatura corporea . A differenza degli zuccheri i grassi si incaricano della produzione di energia a un più lungo termine, mentre gli idrati di carbonio sono quelli che più rapidamente possono somministrarci l’energia necessaria in un momento puntuale. Esistono anche acidi grassi essenziali che devono ingerirsi con la dieta, e l’assorbimento delle proteine liposolubili (A, D, E…), è relazionata con la presenza di grassi nella dieta.
I grassi hanno anche la funzione di accumulare riserve energetiche per quei periodi nei quali l’uccello li richieda. Per questo motivo è importante incrementare la proporzione dei semi grassi od oleosi in tutti quei pappagalli esposti ad intemperie, dove la temperatura è più bassa , e si richiede un maggior dispendio di calore ed di energia.
È conosciuto egualmente che determinati elementi presenti nei grassi, come sono gli acidi grassi, intervengono nell’adeguata conservazione del piumaggio.

E’ presente in questi alimenti:


Semi di girasole, noci, formaggio, uova, arachidi, salmone, alici; ecc ecc..

Vitamine.
Possiamo classificarle dentro due grandi gruppi: le idrosolubili ed i liposolubili. Le prime possono dissolversi in acqua e pertanto una somministrazione eccessiva di questo tipo di vitamine sarà eliminata senza grossi problemi per l’uccello attraverso le evacuazioni. Invece, le liposolubili, solubili in grasso, sono quelle, che sorpassando le necessità corporali dei nostri pappagalli si accumuleranno nell’organismo potendo causare vari problemi.
Le vitamine liposolubili sono l’A, D, E e K, oltre al coenzima Q e F. Le vitamine idrosolubili sono la B1, B2, B6, B12, G, Acido pantotenico, Biotina, Acido Folico, Acido Ascorbico.

Vitamina A

Ha influenza sulla crescita, la rigenerazione ed il mantenimento in buon stato di salute, tanto del tessuto dermico, come delle piume, in generale di tutti gli epiteli. Inoltre è direttamente relazionato coi processi visivi.

 

E’ presente in questi alimenti:

Patate, arance ,carote ,tuorlo d’uovo, zucchine,broccoli , piselli, cicoria, peperoni e peperoncini, meloni…………….

Vitamine del complesso B

Favorisce la crescita, la formazione dei globuli rossi, le trasmissioni neuronali. Possiamo trovarla nei lieviti, (il lievito di birra è ricco in riboflavina o vitamina B2,) , nei derivati del latte (formaggio e yogurt), nelle verdure, è anche presente nei semi germinati, e nelle uova,banane, noci ,verdure, cereali , grano,asparagi ecc

Vitamina C

Incrementa la resistenza degli uccelli alle malattie, è un antiossidante nativo ed interviene nella rigenerazione degli epiteli. È presente negli agrumi come le arance, mandarini, limoni, pompelmi e nel kiwi, in grandi quantità. L’organismo degli uccelli è capace di sintetizzare questa vitamina, per questo è difficile rilevarne una carenza.

Vitamina D

Anche questa vitamina viene prodotta dall’organismo degli uccelli a patto che questi stiano in contatto diretto con la luce del sole e quindi con le radiazioni UV che questo emette.
La si può trovare anche in alcuni alimenti come nell’uovo, nel salmone, acciughe ed in alcune verdure.
È un elemento essenziale che agisce nella crescita e nello sviluppo della struttura ossea.

Vitamina E

Interviene nei processi riproduttivi incrementando la fertilità, e ha anche un’importante attività antiossidante.

E’ presente in questi alimenti:

Nocciole, arachidi, mela , pera, broccoli, piselli, pomodori, semi germinati, tuorlo d’uovo,verdure , mandorle, semi di girasole, avena, grano

Vitamina K
Si trova nei legumi, nelle radici di soia e nelle parti verdi delle piante.
Interviene in maniera decisiva nel funzionamento del fegato, come nel processo di coagulazione del sangue.

Minerali:
I minerali contribuiscono alla realizzazione di innumerevoli funzioni dentro l’organismo degli uccelli, e hanno una speciale importanza per gli individui giovani in crescita.
Alcuni dei più importanti sono il calcio, il fosforo, sodio, potassio, magnesio…. Tra altre funzioni intervengono nella corretta formazione dello scheletro, nello sviluppo metabolico, nella crescita e sostituzione dei tessuti, nella regolazione della pressione osmotica del sangue. Nel sangue si incaricheranno di regolare il ph, (sodio e potassio), il trasporto di ossigeno, la produzione di globuli rossi, la crescita e lo sviluppo degli individui. La mancanza di magnesio priverà i nostri uccelli di un piumaggio denso, brillante e colorito. Intervengono nella produzione di emoglobina, ferro e rame, nella protezione di fronte a determinati parassiti (potassio sodio, calcio e ferro), nella liberazione di anidride carbonica nella combustione degli alimenti, oltre a partecipare al funzionamento di ghiandole ed organi interni.

Alcuni di questi minerali possono essere somministrati ai nostri uccelli attraverso l’alimentazione o composti già preparati per tale scopo; il calcio sarà addizionato all’organismo dei nostri pappagalli preferibilmente attraverso forme facilmente assimilabili biologicamente (glutammato di calcio) o in forma minerali (conchiglie per l’animella, guscio di uovo triturato o il fosfato di calcio) il fosforo anche attraverso il fosfato di calcio, le verdure e le proteine animali, il potassio con la somministrazione di frutta. La banana è molto ricca in questo minerale, presente anche nel formaggio mentre il magnesio è presente nel grano e nelle noci, il ferro nei legumi.

Minerale Fonti più comuni


Calcio: Formaggio, yogurt, broccoli, spinaci, in genere molti ortaggi a foglia verde.
Fosforo: Pollame, pesce, formaggio, noci, mandorle, noccioline, cereali, legumi.
Ferro: Pollo, legumi, cereali integrali, ortaggi a foglia verde, frutta secca.
Iodio: Tonno, alici, ed in genere in tutti i pesci azzurri
Potassio: Cereali, ortaggi, frutta, legumi, pollo.
Magnesio. Noci, noccioline, mandorle, cereali, legumi.
Rame. noci, noccioline, mandorle, legumi, cereali.

 

Gli Estrusi

Correzione testo: Dr. L.De Angelis

L’avanzamento dell’avicoltura di pappagalli e l’interesse di migliaia di persone, simpatizzanti, collezionisti, allevatori e veterinari, ha portato ad oggi, all’elaborazione di alimentazioni pensate solamente per pappagalli e completamente equilibrate. Gli alimenti che compongono queste diete sono gli estrusi e forniscono ai pappagalli tutto quello che necessitano in modo bilanciato, riunendo o quasi, in un solo alimento tutte le caratteristiche nutritive necessarie a questa specie di uccelli. Alcune marche produttrici di estrusi commerciali, variano i componenti nutrizionali, a secondo della specie di pappagallo, o a secondo dell’età e del periodo riproduttivo.

La diffusione di questi alimenti sul mercato è stata rapida, frequentemente quindi, al momento di comprare un estruso per pappagalli ci si trova di fronte ad un’ampia offerta di prodotti tra quali non si riesce a scegliere.
Inizialmente, il prodotto era preparato frantumando e mescolando gli ingredienti fino ad ottenere il miscuglio. La pasta era cucinata al vapore a bassa temperatura e poi immessa a forza attraverso una pressa che comprimendo il miscuglio, otteneva una pallina. Il cibo risultato da questo processo si chiama granulato compresso in forma di “pellets”. L’evoluzione di questi alimenti è stata la stessa di quella per gli alimenti dei cani e dei gatti: cioè l’estrusione.Le esigenze alimentari del Vostro pappagallo
L’alimentazione basata esclusivamente o prevalentemente sui semi è indubbiamente carente.
I semi sono fonte di alcuni elementi nutrizionali necessari, quali grassi, carboidrati sotto forma di amidi, aminoacidi, ma sono poveri soprattutto di vitamine, le quali decadono velocemente durante la conservazione. Inoltre il pappagallo sceglie i semi più graditi, scartando i meno appetibili. Da non dimenticare poi che i semi se conservati in modo scorretto, possono essere contaminati da muffe e batteri. Nutrire il pappagallo in questo modo potrebbe privarlo delle necessarie componenti alimentari mentre ha bisogno di una dieta sana e bilanciata, nel rispetto delle sue esigenze che possono variare in base alla specie, all’età, al tipo di vita, alla costituzione, allo stato di salute e al fabbisogno soggettivo.

Quali sono i vantaggi di un’alimentazione basata sugli estrusi?

Il trattamento ad alte temperature, al quale gli ingredienti vengono sottoposti, non distrugge le proprietà nutritive del cibo, ma elimina eventuali agenti patogeni in esso presenti, rendendo anche alcune sostanze più digeribili. Gli studi compiuti da esperti nutrizionisti, hanno reso gli estrusi un cibo in grado di soddisfare le esigenze alimentari medie della maggior parte dei pappagalli, tanto più se la dieta è calibrata appositamente per una determinata specie. Anche se il pappagallo scegliesse un determinato colore invece di un altro o una determinata forma, al posto di un’altra, assumerà comunque tutti gli elementi nutritivi necessari. Integrando e variando poi la dieta a base di estrusi con frutta e verdura fresca, legumi, cereali, la salute del volatile migliorerà e la sua vita sarà prolungata sensibilmente. Tuttavia, consigliamo sempre di fare periodiche visite di controllo dal veterinario specializzato.
 

 

 


“Il mio pappagallo non li mangia”


La conversione agli estrusi, specie nel caso di un pappagallo adulto ed abituato ai semi, può comportare alcune difficoltà. Per conservare la sua salute vale la pena di fare un piccolo sforzo.
1) Fate eseguire un controllo dello stato di salute da un veterinario specializzato. La conversione ad un nuovo tipo di alimentazione è comunque stressante, un uccello con i problemi fisici dovrebbe essere curato in modo adeguato prima di cambiare l’alimentazione. In ogni caso l’alimentazione va cambiata gradualmente. L’alimento al quale era abituato non deve essergli tolto di colpo.

2) Molti sono i metodi per ottenere una facile conversione, ma molto spazio è lasciato alla sensibilità ed all’inventiva del proprietario.
Tra i sistemi più diffusi possono essere annoverati seguenti:
- cercate di determinare in modo più esatto possibile la quantità esatta dei semi consumati giornalmente, iniziate a sostituire gradualmente i semi con le qualità sempre crescenti di estrusi, somministrando il cibo alla stessa ora, dosando gli alimenti. Il pappagallo ha bisogno di conoscere questa novità, non vi stupite e non vi preoccupate se inizialmente non toccherà nemmeno il cibo oppure se lo scarterà.
- Potete inumidire gli estrusi con un po’ di acqua o con un po’ di succo di frutta. Attenzione, però, in questo caso l’alimento non può essere lasciato a disposizione per più di un paio di ore.
- Potete assaggiare le “crocchette” davanti al pappagallo, non vi preoccupate, non vi faranno male, vi accerterete che il sapore è gradevole.
- Giocate con il volatile utilizzando gli estrusi, metteteli in un contenitore che lo incuriosirà. Qualsiasi modo di incuriosirlo e convincerlo che la crocchetta “non morde”, va bene, scegliete però quello giusto per il vostro pappagallo.


Piccoli ma importanti accorgimenti
 

Non usate la tecnica di tenerlo digiuno: perché potreste avere risultati disastrosi per la sua salute.
Osservate sempre le sue condizioni, se vi accorgete di un problema, sospendete la conversione.
Rimanete sempre in contatto con il vostro veterinario di fiducia che potrà consigliarvi per il meglio.
Una particolare attenzione per i soggetti appena acquistati: appurate prima le sue abitudini alimentari, se non è abituato agli estrusi, dategli un po’ di tempo per ambientarsi e per instaurare un buon rapporto con voi prima di procedere alla conversione.
Se la dieta prevede in maggioranza estrusi, il resto può essere composto da frutta e verdura, legumi lessati senza sale, cereali, semi di buona qualità e conservati correttamente, noci, tenendo sempre presenti la specie, le condizioni di vita, l’età ecc. del volatile.
Eseguite almeno una volta all’anno una visita di controllo da un veterinario specializzato: i pappagalli spesso non manifestano i sintomi di una malattia e/o di un disturbo per lunghi periodi, quando i sintomi diventano evidenti, spesso la situazione è grave.
Una domanda che si pongono spesso i proprietari dei pappagalli che mangiano gli estrusi, è perché a volte questi animali si annoiano nel mangiarli. Effettivamente, alcuni chiarimenti su l’uso degli estrusi vanno dati . Innanzitutto, si deve tenere presente, che l’estruso si può somministrare anche insieme ad altri alimenti, come ad esempio la frutta. La somministrazione quotidiana di un alimento, sempre propinato nel medesimo modo, porta alla routine e alla noia alimentare che successivamente si tramuta in rifiuto del cibo, in questo caso dell’estruso.
Ricordiamo che anche il gusto dei nostri pappagalli va stimolato con sapori diversi, ma anche l’occhio vuole la sua parte e quindi spazio a forme e colori nuovi, non siamo gli unici esseri vivente a “mangiare con gli occhi”

 

CINQUE METODI PER CONVERTIRE IL VOSTRO UCCELLO AD UNA DIETA PIU’ SALUTARE

- Traduzione a cura del Dr. G. Piepoli

Per anni gli uccelli da compagnia hanno seguito una dieta basata fondamentalmente sui semi. Tuttavia nuove ricerche mostrano che diete con alte percentuali di semi non raggiungono neppure i livelli minimi di elementi nutritivi di cui il vostro uccello ha necessità. Il motivo è che i semi non contengono alti livelli di nutrienti, molti sono carenti di calcio ed hanno un contenuto elevato di grassi. Una dieta ricca di semi può portare a obesità ed a tutti i problemi legati ad una cattiva alimentazione. I nutrizionisti aviari raccomandano una dieta come ZuPreem AvianManteinance, che può fare fronte minimo all’85% delle richieste nutrizionali di un uccello adulto. Se attualmente il vostro uccello si ciba esclusivamente o primariamente di semi, dovreste considerare la possibilità di convertirlo verso una dieta che assicuri il giusto apporto di nutrienti e che provveda affinché la sua vita sia più lunga e salutare.

QUALE E’ IL METODO MIGLIORE PER VOI E PER IL VOSTRO UCCELLO?
Ci sono molti metodi per convertire il vostro uccello ad una nuova dieta, e il vostro veterinario aviario può aiutarvi a scegliere il migliore per voi e per l’uccello.

-NUTRIMENTO AD INTERVALLO
Per 20-30 minuti, tre volte al giorno, offrite il 50% di semi e il 50% della nuova dieta nella stessa mangiatoia. Usando questo metodo quest’ultima dovrebbe essere piena per 1/4. Rimuovete tutto il cibo non mangiato dalla gabbia dopo ogni pasto e controllate quanto abbia mangiato della nuova e della vecchia dieta. Se l’uccello mangia un po’ della nuova dieta, riducete la quantità di semi e incrementate quella del nuovo nutrimento ad ogni pasto fino a dare soltanto il nuovo cibo. Con questo metodo il vostro uccello non soffrirà la fame ma sarà abbastanza affamato da iniziare a sperimentare la nuova dieta. Questo processo, a seconda del comportamento dell’uccello, può durare molti giorni o molte settimane.

-METODO GRADUALE 10 GIORNI
Per un periodo di 10 giorni, nella mangiatoia piena per 1/4, inserite, molte volte al giorno, delle quantità di vecchia e nuova dieta partendo dal 90% di vecchia e 10% di nuova per il primo giorno. Ogni giorno seguente aggiungete un 10% di nuova e contemporaneamente diminuite la vecchia del 10%. Così facendo, al decimo giorno, otterrete il 100% della nuova dieta.

-RIMUOVERE I SEMI FINO A TARDO POMERIGGIO
Si inizia all’ora di andare a letto, rimuovendo tutti i semi. Durante il giorno mettete fresche porzioni del nuovo cibo nella mangiatoia. Lasciate la nuova dieta nella gabbia fino a metà-tardo pomeriggio, poi date all’uccello la dieta precedente per il resto del giorno. Ripetete questo per molti giorni o fino a che l’uccello consumi la nuova dieta. Quindi offrite solo la nuova dieta ad ogni pasto.

-METODO AVANTI E INDIETRO
Si parte di notte, rimuovendo tutto il cibo dalla gabbia. Durante il giorno mettete il nuovo cibo nella ciotola. Lasciate che l’uccello sperimenti il nuovo cibo, magari anche solo assaggiando uno o due bocconcini. Dopo un’ora rimuovete i bocconcini e date la vecchia dieta. Ripetete l’operazione per tutto il giorno (cibo nuovo per un’ora poi la vecchia dieta). Durante i 4-5 giorni seguenti, ripetete il processo ma allungate il tempo di permanenza nella gabbia del nuovo cibo, prima di dare il vecchio. Durante la settimana successiva, allungate ancora il tempo di permanenza del nuovo fino ad eliminare completamente il vecchio.

-NUOVA DIETA TOTALE
In natura gli uccelli spesso non hanno opzioni, consumano quello che hanno a disposizione che può essere frutta in una stagione piuttosto che semi in quella successiva. Molti specialisti credono che alcuni uccelli siano capaci di bruschi cambiamenti perché riconoscono nuove forme sconosciute come cibo e si adattano in modo relativamente facile. Va comunque prestata la massima attenzione nel verificare se il vostro uccello si nutre della nuova dieta in modo sufficiente per mantenere il proprio peso corporeo.

ALIMENTI TOSSICI O VELENOSI

Alcuni alimenti che possiamo offrire al nostro pappagallo, possono contenere delle sostanze tossiche o velenose, ma allo stesso tempo alcune nostre azioni di tutti i giorni posso creare problemi ai nostri amici pennuti.
Vediamo ora alcuni cibi potenzialmente tossici:

Avocado, frutto e seme – Caffeina – Alcol – Cioccolata – Miele – I noccioli di ciliegie, Albicocche, Pesche, Prugne. Cachi – Alimenti zuccherini – Bevande gassate (coca cola sprite etc..) – Thè – Latte Sale

Vediamo alcuni comportamenti o azioni che dobbiamo evitare davanti ai nostri pappagalli:

Non fumare. Non usare deodoranti e incensi. Non usare pentole antiaderenti in teflon. Usare con attenzione l’aria condizionata ( può provocare sbalzi di temperatura).I ventilatori, anche se la protezione metallica e sufficiente a non far entrare un nostro dito, non è sufficientemente stretta per le zampe dei pappagalli. Non tenere pentole sul fuoco mentre il pappagallo è libero per la casa, ricordiamoci di chiudere la macchina del gas una volta usata, i fornelli rimangono caldi ancore per molti minuti. Le finestre devono essere chiuse o comunque provviste di zanzariere.Non lasciare in giro materiali pericolosi, come ad esempio: Aghi, forbici, coltelli, pile, etc etc Attenzione a fili elettrici, e ai carica batteria dei vostri cellulari. Non usare detergenti irritanti come ammoniaca o varechina

 

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tartarughe d’acqua

1 09 2008

TRACHEMYS SCRIPTA

 

 

Tassonomia

Il genere Trachemys, appartenente alla famiglia delle Emydidae, comprende 18 sottospecie, tra le quali le più diffuse sono la Trachemys scripta scripta e la Trachemys scripta elegans, quest’ultima nota come “tartaruga dalle orecchie rosse”.

 

Caratteristiche

Le tartarughe acquatiche sono molto popolari come animali da compagnia, ma ciò non significa che sia semplice gestirle. Da parecchi anni vengono importate dagli Stati Uniti, ma la maggior parte muoiono prima di raggiungere un anno di età a causa delle condizioni inadatte e della mancanza di informazioni. Quando riescono a sopravvivere e a crescere, spesso vengono liberate, in quanto troppo impegnative da gestire, provocando gravissimi danni alla flora e alla fauna locali.

Infatti le dimensioni degli adulti possono raggiungere i 28 cm nelle femmine.

Il dimorfismo sessuale e’ particolarmente accentuato: i maschi oltre alle dimensioni minori, presentano unghie anteriori lunghe fino a 3 cm e piastrone concavo per facilitare l’accoppiamento, coda con una base molto larga e l’ apertura della cloaca posta nella sua estremità, in prossimità della punta. Le femmine invece hanno piastrone piatto per aumentare lo spazio per contenere le uova, la coda sottile con la cloaca posta alla base per agevolarla al momento della deposizione.

 

Origine

La loro origine è americana, dove sono distribuite in un’area molto vasta, dagli Stati Uniti alle regioni nord-occidentali dell’America del sud, con prevalenza degli stati più meridionali come Texas, Nuovo Messico, Louisiana, Florida.

 

Alimentazione

La Trachemys scipta è onnivora.

La maggior parte della dieta deve essere a base di animali interi come topi, lombrichi, Tubifex, lumache, lumaconi, guppi surgelati scongelati, trote, camole.

In quantità minore si possono somministrare pellettato per tartarughe, mangime per gatti a base di pesce, insetti come grilli, larve di mosca, mosche, falene, cavallette, piccole quantità di carne magra cruda, fegato e pollo.

Le tartarughe giovani devono essere nutrite giornalmente, mentre quelle adulte possono essere alimentate 2-3 volte a settimana.

Alle Trachemys adulte si possono somministrare anche spinaci, lattuga romana, foglie di cavolo, dente di leone, crescione d’acqua, indivia, patate, carote, mele, uva, melone, banane.

L’alimentazione deve essere sempre più varia possibile.

 

Ambiente

In natura questi animali vivono in acque a corrente lenta: fiumi, ruscelli, stagni, paludi, nascosti nella melma dei fondali o in prossimità delle rive sabbiose e soleggiate.

In cattività la soluzione ideale è costituita da un laghetto all’aperto, con una zona asciutta per poter uscire dall’acqua e riscaldarsi al sole. L’area naturalmente deve essere recintata per impedire fughe da parte delle tartarughe o l’ingresso di cani.

La parte più profonda del laghetto deve raggiungere almeno un metro di profondità e deve avere sul fondo uno strato di fango per permettere alle tartarughe di immergersi durante il letargo. In questo periodo la superficie dell’acqua non deve essere lasciata congelare per più di due settimane.

 

Acquaterrario

Quando non è realizzabile un laghetto esterno, la soluzione migliore consiste nell’adattare un acquario di vetro, che ha il vantaggio di essere facilmente lavabile. Per tartarughe fino a 10 cm può andare bene una vasca  di 60 x 30x 30 cm, ma man mano che crescono deve essere cambiata.

Sul fondo non si devono utilizzare sabbia, ghiaia o altri materiali costituiti da particelle che possano essere ingerite, ma rocce o sassi per acquari, che possono essere usati anche per creare una zona asciutta, indispensabile per le tartarughe acquatiche.

 

Illuminazione

Le tartarughe hanno la capacità di vedere nello spettro UVA, percependo così colori particolarmente vivi e brillanti. Quindi i raggi UVA stimolano, tra le altre cose, l’assunzione di cibo e la riproduzione.

Ancora più importanti sono i raggi UVB, infatti permettono alla cute di sintetizzare la vitamina D3, essenziale per il metabolismo del calcio.

La luce del sole è la migliore fonte di raggi ultravioletti ed è quindi sempre da tenere in considerazione come la sorgente di luce di prima scelta, quando è possibile.

Sfortunatamente la luce solare passando attraverso i vetri perde la maggior parte dei raggi ultravioletti, in particolare gli UVB, di conseguenza le lampade luce ultravioletta sono indispensabili per le tartarughe allevate in terrario.

In commercio esistono molti tipi di lampade al neon per terrari, al momento dell’acquisto è importante tenere presente che una lampada che emette raggi UVB deve riportare esplicitamente questa caratteristica sulla confezione. Le lampade che producono raggi UVB producono sempre anche UVA, ma non è necessariamente vero il contrario.

Le lampade devono essere poste a 25-30 cm di distanza dalla tartaruga (al massimo 40), devono essere accese circa per 12 ore al giorno e cambiate ogni 6 mesi.

Durante le giornate calde e soleggiate comunqueè un’ottima pratica permettere alle tartarughe di esporsi alla luce solare diretta.

 

Temperatura

Sia l’acqua che l’aria dovrebbero essere riscaldate, la temperatura ideale può variare da 24° C a 28° C (75° F-82° F).

L’ideale è una lampada in ceramica da 50 a 150 Watt posizionata in direzione della zona asciutta in modo da creare un punto caldo di 30-31° C dove le tartarughe possano riscaldarsi come se fossero al sole.

La lampada in ceramica produce calore senza emissione di luce, quindi è possibile lasciarla accesa giorno e notte.

La temperatura dell’acqua deve essere di 24-26°C di giorno, con una riduzione di circa 5°C di notte. Ciò si ottiene con dei riscaldatori da acquario collegati a un termostato.

 

Letargo

Anche le Trachemys che vivono in terrario in casa possono essere mandate in letargo. In questo caso la temperatura deve essere abbassata gradualmente nel corso di alcune settimane fino a 4°C. In questo periodo non devono essere alimentate, per permettere al loro apparato digerente di svuotarsi. Il terrario deve essere tenuto in una stanza fredda ed è indispensabile monitorare la temperatura con un termometro che registri gli sbalzi massimi e minimi.

Uno dei più grossi sbagli che si possono commettere con le tartarughe, è quello di tenerle in casa a temperature comprese tra i 18 e i 22-24 gradi durante l’inverno. Infatti bisogna tenere presente che se la temperatura non scende sotto i 10° C le riserve corporee vengono consumate troppo in fretta, in quanto il metabolismo non è sufficientemente rallentato. Se invece la temperatura scende sotto i 4°C si possono creare danni da congelamento, mentre se la temperatura scende sotto lo zero può sopraggiungere la morte in poche ore.

Non si devono assolutamente mandare in letargo tartarughe malate, debilitate o in condizioni fisiche non ottimali.

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coniglio nano

1 09 2008

CONIGLIO DA COMPAGNIA

(Oryctolagus cuniculus)

 

 

Una corretta alimentazione svolge un ruolo fondamentale per la salute del coniglio; sono infatti molto frequenti errori alimentari che possono causare problemi gravi e spesso mortali: patologie metaboliche, gastroenteriche e soprattutto a carico dei denti.

Infatti il coniglio è un erbivoro stretto che necessita di alimenti con alto contenuto di fibra, sia per stimolare la motilità gastrointestinale che come fonte principale di nutrimento.

In natura il Coniglio selvatico si alimenta soprattutto nei prati e nelle radure dei boschi con vegetazione erbacea. L’alimentazione naturale è composta da varie specie di erbe, gemme e germogli e, soprattutto nel periodo invernale, cortecce tenere di arbusti.

Quindi, per coloro che ne hanno la possibilità, la soluzione migliore sarebbe quella di lasciare l’animale libero di alimentarsi in giardino, naturalmente facendo prima attenzione che non ci siano vie di fuga o cani liberi.

Se questo non è possibile l’alimentazione dovrà essere basata sulla somministrazione ab libitum di fieno di buona qualità, erbe di campo fresche come Tarassaco (Taraxacum sp), Trifoglio (Trifolium sp), Erba medica (Medicago sativa) e vegetali: insalata, bietole, broccoli, cavolo, spinaci.

È importante non eccedere con l’insalata. Le piante di campo devono essere raccolte lontano da aree esposte ai gas di scarico e da zone nelle quali possano essere stati usati pesticidi.

In commercio si trovano mix di pellet e semi, assolutamente non adatti ai conigli, perchè troppo ricchi di carboidrati e lipidi, e poveri di fibra. L’unico pellet adatto per l’alimentazione del coniglio deve essere a base di erba e fieno, e comunque deve sempre ricoprire una percentuale minima dell’alimentazione.

Evitare in ogni caso cambi bruschi di alimentazione.

 

 

ALIMENTI DA EVITARE NEL MODO PIÙ ASSOLUTO:

  • Semi di qualunque tipo (semi di girasole, mais, ecc)
  • Carboidrati (pane, biscotti, cereali)
  • Snack per roditori (barrette di semi e miele)
  • Alimenti che contengano lattosio (palline allo yogurt per roditori)
  • Foglie di patata e pomodoro

 

La malattia dentale

Quando vengono somministrati cibi innaturali e sbilanciati, come miscele di semi, pane, biscotti, fioccati e carrube, i movimenti di masticazione sono ridotti di ampiezza e causano un incompleto contatto delle superfici di occlusione e quindi un difettoso consumo, con effetti drammatici, come la formazione di punte, crescita dei denti in senso inverso e intrusione delle radici con conseguente compressione del dotto nasolacrimale, deformazioni ossee e ascessi.

Inoltre, per quanto riguarda conigli che vivono esclusivamente in casa e non hanno la possibilità di esporsi alla luce solare, la malattia dentale è ulteriormente aggravata dalla carenza di vitamina D3.

L’erba di campo, al contrario, è ricca di fibra e richiede una masticazione prolungata e corretta, oltre ad essere poco calorica e ad apportare un adeguato rapporto calcio-fosforo.

I conigli soggetti a malattia dentale presenteranno gradualmente pelo in disordine, cachessia, scolo di saliva, scolo oculare, stasi gastroenterica.

Inoltre le alterazioni dei denti spesso possono indurre il coniglio a favorire il consumo di alimenti molto energetici e a rifiutare l’erba in modo tale da consentire un risparmio della masticazione, alterando ulteriormente la situazione dentale.

 

NON È ASSOLUTAMENTE VERO CHE I SEMI O IL PANE SECCO CONSUMANO I DENTI DEL CONIGLIO!

 

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calopsitta

1 09 2008

 

 

 

 

 

 

CALOPSITTA

(Nimphicus hollandicus)

 

Classificazione

Le calopsitte appartengono alla famiglia degli psittacidi, l’unica compresa nell’ordine degli psittaciformi. Questa famiglia, molto omogenea e di origini antichissime che risalgono al miocene inferiore si distingue all’interno della vasta classe degli uccelli per caratteristiche  anatomiche, fisiologiche e comportamentali:

         Arti zigodattili: le zampe corte hanno due dita rivolte in avanti e due indietro, sono molto prensili e vengono utilizzate con facilità per arrampicarsi e per portare il cibo al becco

         La capacità di imitare suoni e di imitare la voce umana è dovuta alla loro abilità a utilizzare il siringe, un organo localizzato alla base del collo dove la trachea si divide nei due bronchi principali, nel sacco aereo interclavicolare

 

Origine e caratteristiche

È il più piccolo pappagallo tra i  cacatua, molto comune sia in natura che in cattività.

È diffuso in tutta l’Australia, a eccezione delle regioni della costa, soprattutto nelle praterie dell’interno.

Ha abitudini terricole, di solito si possono osservare grandi stormi sul terreno alla ricerca di semi, erbe, frutti e bacche.

Misura circa 32 cm di lunghezza, il colore generale nella forma ancestrale è grigio, ma ne sono state selezionate numerosissime mutazioni.

 

Dimorfismo sessuale

Si ha dimorfismo sessuale solo nella forma ancestrale.

Il maschio ha la testa gialla e una macchia rossa molto accentuata a livello delle copritrici auricolari. Nella femmina la macchia rossa è meno evidente, la testa è grigia e le timoniere sono barrate di grigio e hanno un bordo esterno giallo. La cresta è più gialla e più alta nel maschio.

Nei maschi la macchia rossa si accentua a sei mesi di età, ma la bandatura delle timoniere permane fino alla prima muta completa.

 

 

Come riconoscere un soggetto sano

Un pappagallo sano deve avere un ottimo piumaggio, senza penne imbrattate o spezzate e becco regolare. Entrambi gli occhi devono essere aperti e ben puliti.

Deve avere la capacità di estendere e chiudere perfettamente le ali e non presentare segni di ferite o beccate.

Gli arti non devono presentare lesioni e lo sterno, indice dello stato di nutrizione, non deve essere prominente.

 

Maturità sessuale

La maturità sessuale in entrambi i sessi è raggiunta a 6 mesi.

Allo stato libero la riproduzione avviene dopo la stagione delle piogge, tra agosto e dicembre. Il nido viene allestito nelle cavità dei vecchi alberi di Eucalipto.

 

Numero di uova

La femmina depone generalmente da 3 a 7 uova che cova insieme al maschio.

 

Incubazione

Circa 18 giorni

 

Svezzamento

4 – 5 settimane

 

Alimentazione

Semi, frutta, verdura, bacche.

Si possono dare tutti i tipi di frutta, preferibilmente frutti di stagione: pesche, mele, pere, mango, banana, kiwi, albicocche, arance, mandarini, ecc. Le banane sono molto gradite. Il melone e la papaia sono particolarmente indicati, in quanto ricchi di vitamina A e C. E’ consigliabile somministrare la frutta al mattino.

Bisogna prestare attenzione soprattutto a non eccedere con i semi di girasole. Deficienze o eccessi nella dieta possono sfociare in una moltitudine di problemi, che includono:

         Gotta viscerale

         Carenza di vitamine (Vitamina A,D,E,K)

         Carenza di oligoelementi

         Carenza di minerali (calcio, fosforo, sodio, ecc)

         Patologie della riproduzione

         Minor resistenza alle infezioni

         Steatosi epatica

 

 

 

 

Alimentazione bilanciata a base di estrusi

 

L’estrusione è un processo moderno che consiste nell’aggiungere acqua e vapore per una breve cottura. Gli elementi nutritivi vengono frantumati e resi interamente assimilabili. Grazie alle alte temperature l’alimento è perfettamente sterilizzato.

Altro fattore positivo è la mancanza di polvere.

Questi sono alcuni dei vantaggi di una alimentazione bilanciata:

 

         Fertilità più precoce

         Migliore fecondazione

         Percentuale di schiusa più elevata

         Minor spreco dell’alimento

         Uccelli in condizioni migliori

         Piumaggio con colori più intensi e brillanti

         Aumento della longevità

         Niente bucce e scarti sul fondo

 

Come abituare la calopsitta alla nuova dieta

Alcuni pappagalli accettano senza problemi l’alimentazione a base di estrusi, ma la maggior parte si abitua con difficoltà alla novità. Quindi è necessario avere molta pazienza. Il modo meno traumatico di eseguire il cambiamento consiste nel mescolare una ridotta quantità (1-2 cucchiai) di estrusi al cibo precedentemente somministrato. Quindi, in un periodo di 10-20 giorni bisogna aumentare la quantità di estrusi e ridurre di conseguenza la quantità del vecchio cibo, in modo da eliminarlo gradualmente.

Frutta e verdura devono sempre essere somministrate, ma non devono essere aggiunti preparati a base di vitamine, ossi di seppia, cereali, cibo dell’alimentazione umana o altri tipi di mangime.

È importante ricordare che sale, cioccolata, teina e caffeina sono altamente tossici per i pappagalli.

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